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Uova e curcuci (Ova chi curcuci)

curcuci

curcuci

I “curcuci”, sono i residui che si concentrano nel fondo della “caddara” dopo la preparazione delle “frittole”. Sono pezzettini di carne e grasso e si conservano in contenitori per essere degustati durante tutto  l’anno in quelle che sono delle specialità gastronomiche di Reggio Calabria.

I curcuci si possono consumare semplicemente facendoli “squagliare” piastrandoli  con il pane di grano o facendo delle bruschette al forno. Sono ottime per insaporire la pasta e fagioli o accompagnate alle uova fritte.

Una pietanza particolare, nella quale questo alimento è ingrediente fondamentale, è la polenta con broccoli e curcuci.

LAVORAZIONE DEL PRODOTTO: Esclusivamente manuale.

TECNICHE DI LAVORAZIONE: Lasciare sciogliere in una padella le curcuci, il grasso sciogliendosi fa da condimento per la frittura delle uova strapazzate e le cotenne. Durante la cottura le uova vanno irrorate con il grasso sciolto in modo che il tuorlo si copra di una pellicola bianca. Il tutto si cosparge con il pepe nero.

PERIODO DI LAVORAZIONE: Da dicembre a febbraio.

territorio = RC

INGREDIENTI UTILIZZATI: Curcuci, cotenne, uova e pepe nero.

FORMA: Varia.

DIMENSIONI MEDIE: Varie.

PESO MEDIO: Vario.

SAPORE: Deciso.

ODORE: Intenso.

tradizione = “…in fondo alla caldaia rimanevano i curcuci (ciccioli), dette anche frisali o frisulimiti, che venivano conservati nei tiani, recipienti cilindrici di terracotta più bassi dei salaturi:sarebbero stati usati come saporito condimento per le uova fritte o per i piatti di legumi secchi” tratto da “La festa del maiale”di Giuseppe Polimeni pubblicato su Calabria Sconosciuta  -anno XVII – n. 61.Se ne ha testimonianza nel “Diario di un viaggio a piedi – Calabria 1847” di Edward Lear (1812-1888), pubblicato per la prima volta a Londra nel 1852.La ricetta è riportata da Ottavio Cavalcanti su “Panza chjina fa cantari – cucina e vini di calabria” P. Perri Editore.

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